martedì 25 aprile 2017

Don Mentore ai lettori

Almanacco Agrario pel 1895, pp. 161-172
Articolo di don Guetti sui principi alla base di qualsiasi forma di associazione per il bene comune

Dopo cinque anni di reciproca conoscenza, giova sperarlo, siamo entrati già in sincera ed intima amicizia, e quindi scuserete, amici carissimi, se senza molti preamboli vengo ad augurarvi l'anno di grazia 1895 prospero e felice. 
Quest'augurio, voi lo sapete, mi scappa dal cuore caldo caldo pel vero vostro bene, e perché noi possiamo concorrere a realizzarlo assecondando le provide e generose cure del Padre nostro ch'è ne' cieli, vi verrò suggerendo anche quest'anno qualche utilissima pratica in proposito. 
Non vi dirò cose nuove, ma ripetendovi ciò che voi già saprete, vi animerò a praticarle e per vostro bene e pel bene di tutti. Altra volta vi predicai la Cooperazione rurale con quelle forme che più s'adattano alla pratica tra noi, e con piena soddisfazione ne vidi luminosi effetti; questa volta lasciando che il moto, avviato sì bene, continui il suo veloce corso, verrò suggerendovi qualche mio pensiero di vita pratica che gioverà moltissimo a cementare qualunque associazione, che voi vorrete iniziare a comune vantaggio. 
Con ciò sono subito con voi. 

 1. Il vero fondamento. 

Nel vivere sociale è necessaria una base solida reale e non già apparente, perché quel qualsiasi edificio che vuolsi innalzare a bene comune, resti saldo in piedi ad onta dell'infuriare di venti contrarii. Questa base consiste in ciò, che nissun individuo, ossia socio, voglia stimare sè di più di quello che in realtà egli valga. Voi sapete che tutti noi abbiamo un po' più o un po' meno di amor proprio, ossia stima di se stessi. Se questa stima di se stessi si tiene nei giusti limiti del vero, l'amor proprio è giusto e non potrà far male a nissuno; se invece passa i limiti del vero, diventa ingiusto e riescirà a male sia dell' individuo che della società. Non è cosa del tutto facile lo stare su questa bilancia in giusto equilibrio e, se alcuni piegano per un verso, moltissimi invece cascano da altro lato. Vi sono di coloro che stimano sé meno di quello che in realtà valgono, e questo tante volte, non già per pronunciato atto di umiltà cristiana, quanto più per indolenza e per schivare quella qualsiasi opera o carica, se a lui si volesse imporre pel comun bene. Un po' di ritrosia nell'addossarsi degli obblighi sta bene, ma quando si tratta di procurare un bene ai più, diventerebbe pusillanimità e quindi fuggiamola. 
Ma molti ed i più saranno quelli che peccano di contrario difetto, cioè quelli che stimano sè più di quello che valgono, e questi a preferenza diventano di grave ostacolo al vantaggio sociale. L'amor proprio esagerato diventa superbia, e con questa non attecchisce nissuna unione sociale. Eccone come: 
Questo amore esagerato che noi portiamo a noi stessi, non può essere condiviso dalla generalità degli altri, quindi noi ci troviamo subito differenti nel pensare e nel fare. Noi esponiamo in pubblico una nostra idea, e su questa ci teniamo molto, perché la nostra troppa stima di noi ce la fa apparire giusta; gli altri invece che sul conto nostro non hanno questa stima così esagerata, non ritengono l'idea esposta da noi di quel peso così giusto col quale la stimiamo noi, e perciò vi si oppongono con altre loro idee ed opinioni. Noi, fermi nel nostro primiero stato di stima, sentiamo subito in noi stessi nascere un dispiacere dell' avvenuto, ed invece di conchiudere che abbiamo torto noi, il torto lo diamo tosto agli altri, che non la pensano a modo nostro. Di qui eccoci a bella prima un ostacolo al bene comune, ecco subito una difficoltà alla concordia necessaria per procurare il vantaggio di una società. Invece uno che sta nei giusti limiti del vero amor proprio, quando vede che una sua idea esposta in pubblico dai più non è accolta, subito si ritrae e, contento che altri abbiano esposto idee più giuste e vantaggiose, a queste s' attiene e lascia andare nel dimenticatoio la sua. 
Dunque, come vedete, è necessario di stare ben in guardia che questa stima di sè non sorpassi mai i giusti limiti del vero; e se, trattando cogli altri, di ciò ci accorgiamo, invece di puntarci in essa, lasciamo che cada il puntiglio ed addattiamoci senza lamento ai criterii dei più; con ciò non faremo la volontà nostra, che non è giusta in questo caso, ma faremo la volontà degli altri, che nella maggior parte dei casi sarà anche volontà di Dio. 
- Dunque nè pusillanimi, nè indolenti, nè, peggio che peggio, egoisti o superbi. Se i primi rallentano tante volte il corso del bene pubblico, i secondi ne sono la rovina addirittura. La base perciò vera e sola, ossia il vero fondamento per qualunque siasi unione, è e sarà una giusta stima dì sè, che è sorella genuina della cristiana umiltà
 * * * 
Tonio, così lo chiamavano, fornito di buone e belle qualità di spirito e di corpo, s'era fatta un'intima persuasione che anche tutte le idee che uscissero dalla sua mente e tutte le parole che venivano dalle sue belle labbra, fossero il non plus ultra dal lato della bontà e giustizia. Con tali principii in capo prese parte ad una società di popolani di mutuo soccorso. Già a bella prima dovette convincersi che gli altri non aveano di lui tutta quella stima, che egli si attribuiva. Già nel trattare sullo statuto sociale qualcuna delle sue idee dovette ringhiottirsela amaramente, perchè rifiutata dai più dei soci. Pur pure tenne fermo nella speranza di aversi le prime cariche sociali; e non vi so dire, se restò amareggiato quando appena appena fu degnato di essero eletto membro della Direzione in coda agli altri. Da queste prime lezioni avrebbe dovuto capire che qualchecosa di esagerato covava nella sua testa; ma, signori no, non era la sua testa fuor di riga secondo lui, ma quella, degli altri! Ed ecco quindi a reagire al volere dei più, ad impuntarsi nelle idee sue; cosicché non v' era proposta uscita da bocca altrui, contro la quale non trovasse di opporre qualche cosa, e felice lui se mai la facesse naufragare col calore della sua opposizione.
 La cosa, sebbene con difficoltà, si protrasse alla meno male fino all'anno compiuto. All'epoca delle nuove elezioni sociali, i più volevano liberarsi di un socio così fatto, chè altrimenti il bene sociale ne restava arenato, ma al nostro Tonio invece il caso si presentava altrimenti. Vedeva egli colla sua sagacissima testa che senza di lui, anzi senza di lui a capo della cosa, la faccenda non poteva andare innanzi. E quindi l’avreste veduto perorare dì e notte, brigare di mani e piedi per essere innalzato sul piedistallo. Poco mancò ch'egli non riuscisse nella briga, se il buon senso comune non s'avvedeva per tempo. Dio sa, se la società di mutuo soccorso starebbe ancora in piedi, se le elezioni fossero state fatte secondo le idee di Toni ; Dio sa in quali labirinti avrebbe condotta l'azienda sociale seguendo i fumi di quel suo capo caldo; fatto sta, e fu un fatto provvido, che la maggioranza dei soci questa volta lo escluse affatto dalla Direzione mettendo a suo posto un altro membro che aveva più giusta stima di sé; ed ora, da quanto mi si riferisce, la società cammina bene e prospera. Primo esempio dunque che parla chiaro. 
 2. Un buon cemento. 
Posto il fondamento bene, non riuscirà grave difficoltà a sovrapporvi l'edificio. Per unire assieme il materiale occorrevole, va da sè, è necessario un buon cemento che tenacemente colleghi le parti in modo da divenire un tutto omogeneo. In una società questo cemento ce lo dà in buona qualità o quantità il rispetto reciproco, la reciproca stima, in una parola il vero amore fraterno. Tutto questo si trova in vena feconda, prima del campo evangelico, in quello della legge naturale segnato in quella preziosissima particella che dice «non fare agli altri quello che non vorresti sia fatto a te, ed invece fa ad altri quello che ragionevolmente vorresti che ti facessero gli altri.» Ed applicando tutto ciò al caso nostro vi dirò: Quando voi siete uniti in una società, v'arricorda, che siete non più voi soli, ma tanti fratelli d'una stessa famiglia, che voi non lavorate più per solo vostro conto od utile, ma per conto di tutti, pel bene sociale. Ancora; voi dovete bene imprimervi nella mente che la sola opera vostra non è sufficiente allo scopo comune, ma che è pur necessaria l'opera anche degli altri, che l' opera vostra stessa per essere proficua deve accordarsi con quella che viene altrove. Quindi se voi apparteneste anche alla sfera più alta fra le cariche sociali, sappiatelo, che abbisognate tanto per consiglio che per aiuto di quelli stessi che se ne giacciono in basso, terra terra, ossia appena nel novero comune di soci. Se questi vi dicono alcunché, o vi suggerissero qualche loro proposta, voi raccoglietela, esaminatela, vegliatela e non voi solo, ma associatevi nell'esame e nello scrutinio altri che vi stanno a fianco, o dove trovate del buono, da qualunque parte esso venga, tenetelo a conto e procurate di usufruirlo al comune vantaggio. 
Alle volte, e forse spesso, chè tutti siamo della comune radice d' Adamo, si avverte in noi qualche mancanza, ed evvi chi ha il coraggio franco, o meglio la bontà di avvisarcene; non ne abbiate a male, non gridate allo sfacciato, all'ardimentoso, al petulante, che trova in noi dei difetti, ma accogliete subito e volentieri l' avviso, o nel secreto di vostra coscienza, che ha buone lenti per veder giusto, esaminatevi del mancamento rinvenuto e con sincera convinzione confessatevi rei non solo, ma cercate di porvi rimedio. 
Se poi restate in dubbio sul da farsi, non solo non dovreste rifiutare, ma dovete cercare chi vi possa consigliare al meglio, ed i vostri consiglieri non cercateli fra coloro che vi adulano o che sapete già in antecedenza quello che pensano di voi, ma sempre in coloro che voi stimate per persone animate dal vero bene comune, e sempre posate nel giudizio che emettono, anzi non disprezzate neppure l'avviso di persone avversarie. 
In tutto poi il vostro pensare, trattare e fare non vi fermate mai al vostro personale vantaggio od interesse, ma il tutto dirigete al vantaggio comune. Nelle vostre fabbriche sociali l' io non deve mai farsi vedere, è sempre il noi quello che deve dare il lucido al cemento, e che deve spiccare ovunque si guardi nell' edificio. Con questo traguardo alle volte senza neppure che ce ne avvertano altri, noi stessi ci accorgeremo di qualche neo; ed allora subito si tolga, perché l'opra di estirpazione riuscirà più facile. Ma più di frequente però ci capiterà il caso di ravvisare i nei sulla faccia altrui. 
Ed allora? Non veniamo subito all'operazione chirurgica di estirparli, se prima non siamo sicuri della loro esistenza. Può essere qualche piccolo tumoretto sporadico e che passa da sé; attendiamo ; chiamiamo a consiglio altri più periti di noi, se il male sembra perdurare; e quando si fa vedere necessario il taglio, facciamolo pure, ma non senza le cautele necessarie. Pria di tutto avvisiamone l'amico solo, senza propagare la cosa, e vi troveremo sempre una pronta ubbidienza quando il fallo viene da inavvertenza o spensieratezza; se proviene da pura malizia sarà forse più difficile la pronta guarigione, ma con l'olio della carità si guariscono gran mali. Se un primo avviso ed un secondo non hanno l'esito bramato, la cosa deve trattarsi a consiglio, e quando dai più è reclamato il rimedio, allora si passa ad estirpare il male che potrebbe divenir cancrena. In questo caso non si manca alla carità, ma vi si provvede per eccellenza. L'individuo diventa un membro guasto che attenta a tutta l'esistenza del corpo; dunque è bene che, per salvare il corpo, sia allontanato il membro guasto. A queste operazioni difficili e, se vuolsi, dolorose, raramente, io lo spero, si verrà, quando il cemento della reciproca carità fraterna si troverà in abbondanza nell'edificio sociale; e se mai il caso avvenisse, sta bene che nella medesima carità abbiamo belli ed in ordine tutti i mezzi per toglierlo a comune salvezza. 
* * * 
Nino, che sua madre abbreviò da Giovannino, primo figlio di ricca famiglia, crebbe bene istruito e, dopo la gioventù passata senza tante burrasche, entrò nell'azienda domestica a sollievo del vecchio padre, al quale poscia succedette nella grossa eredità. La sua parsimonia o l'esempio ancor più dei provvidi genitori, anziché diminuire, fece crescere non poco l'asse paterno; anzi col progredire degli anni cresceva in lui l'amore all'accumulare. Senza offendere la giustizia, ma solo coll'attendere al suo interesse, ben presto superò in sostanze i più benestanti del Comune, sicché sia per la richezza, sia ancora per gli aiuti pecuniarici che solo poteva dare in buona quantità a chi ne abbisognava e ne dava sicura garanzia, avea attorno a sè numerosi coloro che lo temevano, lo rispettavano, od anche in certo modo gli volevano bene. 
Volle la provvidenza che nel vicino comune da qualche anno s'impiantasse e trionfasse un' associazione di consumo tra contadini; e che un desiderio simile fosse venuto anche agli amici e vicini del nostro Nino, è cosa facile l'immaginarselo. Ma come si fa a fare attecchire nel Comune tale faccenda se a Nino non accomodasse, chè da lui veniva il nuvolo ed il sereno per tutte le faccende? Coloro che si dicevano suoi amici, lo avvicinano e gliene tengono parola, e per animarlo naturalmente gli assicurano le prime cariche sociali. La cosa si fa e riesce come appunto la ebbero combinata gli amici. Ma già sulle prime mosse l'io vi fece capolino per bene, e molti passi che faceva la società, venirono a risuscitarlo di quando in quando. Non mancò chi per tempo s'accorse della mala piega, ed ebbe il coraggio di avvisare Nino che di questo passo il bene comune non s'avvantaggiava, ma furono avvisi perduti al vento. La reazione dei veri amanti dell'edificio sociale s'andava aumentando e nel consiglio e nel comune de' soci, e conosciuto il male, e visto vano l'attendere la guarigione spontanea, si venne a consulto medico e si decise l'epurazione della piaga. Nino e i suoi fedelissimi s'arrabbattarono a tutta forza perché non fosse fatta la poco gradevole parata, ma dovettero subirla più o meno in santa pace. Le membra cancrenose vennero separate da quelle sane e il corpo continua ancora vegeto e prosperoso. Non v'ha dubbio che le parti staccate avranno gridato alla mano crudele del chirurgo che diresse e fece l'operazione, ma non fu crudeltà; fu invece carità e carità cristiana, giacché di fronte all'interesse dei pochi, fu l'interesse di tutti ch'ebbe il trionfo. Oh quanto meglio sarebbe stato che il cemento della carità fosse stato abbondante da principio, reale e non apparente! Quanto resterebbe più solida la fabbrica ben cementata nell'impianto, che dover rimediarvi dopo che è abitata! Attenti dunque, o cari amici, e nel peggiore dei casi vi sovvenga dell'esempio di Nino, e non già per imitarlo, mi capite bene, ma per evitarlo e farlo evitare. 
3. Scelto materiale. 
Mo’ sicuro! Oltre al fondamento, al buon cemento per erigere e completare perfettamente un edificio, occorrerebbe ancora un buon materiale. Non tutte le pietre p. e. sono buone per fabbrica. Se ne danno di tali, che appena tolte dalla cava e messe allo scoperto ed alla reazione dell'aria e del sole si sgretolano e vanno in frantumi: altre non s'addattano a nissun colpo di martello, che, piuttosto che lasciarsi pulire, si spaccano a mezzo; altre che non lasciano attecchire il cemento per buono che sia.
Ancora; non tutto il legname è buono per fabbrica; èvvene di quello che facilmente si piega per poco peso gli si addossi, come non manca l'altro che è facile preda del tarlo e del marciume. Un buon artista muratore o falegname quindi non prende qualunque materiale gli si para innanzi, ma ne fa giudiziosa scelta, e solo per questo, quando ha compiuta la fabbrica, non fatica per garantirla anni ed anni. 
In egual modo, miei amici agricoltori, dobbiamo edificare noi nelle varie associazioni che vi raccomandammo altri anni. Il materiale buono ci deve venire dal complesso dei nostri soci. Non qualunque persona che ci si presenta subito innanzi ha in sé il buon elemento di essere buon socio. Anzitutto dovete attendere se mai a bella prima vi sia dato di vedervi qualche marciume o proclività a qualche tarlo, in modo, che appena lo avete scelto, doveste poscia scartarlo. Risparmiatevi tosto tale briga poco gradevole, e rifiutatelo fin da principio. Questa operazione tante volte riesce rincrescevole sia dal lato dell' amicizia, e più della parentella o di qualsiasi altro movente privato; non a questi criteri si deve guardare, ma è al complesso dell’edificio sociale cui bisogna attendere, e di fronte a questo deve cedere tutto, e private amicizie e nipotismi e parentele e qualsiasi intenzione di privato vantaggio. Perché non andiate al buio nella scelta di buon materiale, ossia di buoni soci, vi accennerò alcune delle buone qualità che dovrebbero avere, così in generale parlando. 
La prima qualità che mi addita l'esperienza fatta fin qui, si è quella di un carattere franco, sincero e fermo. Se conoscete un tale che vi espone l'idea sua con franchezza, col cuore in mano, e che non piega facilmente ad ogni spirare di vento, ma batte con costanza la via buona intrapresa, questi ha buonissima stoffa per divenire socio delle nostre unioni, e coprirne per fino le prime cariche. Come li trovate franchi nell'esporre l'animo loro, li troverete pronti ad abbracciare anche le giuste proposte che venissero da altri di eguale carattere. Se invece vi si presenta innanzi gente chiusa, che perfino i più vicini non sanno se sia carne o pesce, non vi affrettate ad accettarla in seno alla società; invece di un innocuo od utile compagno, potrebbe essere o divenire una serpe velenosa che vi attossica. 
Altra ottima qualità è quella d'esser giusto a prova di bomba, cosa che il nostro popolo battezza col nome di vero galantuomo. Chi sa difendere il suo nei giusti limiti della giustizia, chi sa rispettare con tutto lo scrupolo quello che è degli altri; deve avere sempre la porta aperta nelle nostre associazioni. Non importa a noi sia esso ricco o povero, nobile o plebeo, artiere o contadino, possessore o manente, padrone od operaio; a noi interessa che, chiunque esso sia, entrando nelle nostre società, vi porti il credito e non già la diffidenza, vi porti la certezza del buon nome, non il dubbio di incerta fama. 
Le Direzioni sociali son quelle che vengono chiamate ad accettare o meno i soci eventuali, ed a loro spetta il primo giudizio sulle buone qualità di questi. La direttiva generale che deve avere innanzi agli occhi una Direzione quando esamina la domanda di un socio per entrare nel gremio sociale deve essere questa: il presente individuo, che domanda di entrare nella nostra unione, è tale persona che porterà un aumento di credito alla società? Sta bene, e utile per la società ch'esso ne faccia parte? Se la risposta è affermativa, senza nissun dubbio, allora si accetti senza paura; se la risposta fosse dubbiosa o peggio che peggio negativa, allora si respinga senz'altro la domanda. Le nostre società saranno fiorenti, avranno credito, non già per la quantità dei soci, ma per la loro qualità. Tanti soci e di ogni colore e fama porteranno la confusione, l'arenamento, la babilonia, il patratrach; pochi invece e bene scelti saranno come i pochi scelti da Gedeone che condurranno a sicuro trionfo ed a finale vittoria le nostre associazioni. 
* * * 
In un paesello del vicino Veneto, due anni fa, veniva istituita una nuova Cassa rurale, e n'era direttore il parroco del luogo. Finché restò quel parroco, al quale eran ben note tutte le norme per il buon andamento dell'associazione, l'opera s'incamminò bene e fece progressi. Ma un anno dopo il parroco veniva traslocato in posto migliore di cura d'anime, e per necessità fu messo altro direttore alla Cassa rurale. Era un buonissimo laico, tutto cuore e zelo per la novella istituzione. Ma la sua troppa bontà, se non fosse stato provveduto a tempo, era per rovinare il nuovo edificio. Dopo la partenza del parroco si presentarono per farsi soci non pochi individui che da prima non si erano fatti vedere. Era per lo più gente fannullona, poco economica, facile alle brighe ed ai puntigli, insomma la feccia della piazza e della bettola. 
La nuova direzione con a capo il buon'uomo di direttore ne esaminò le singole domande, e chi per commiserazione, chi colla speranza di ottenere un miglioramento, chi per interessate raccomandazioni e chi per parentela, tutte quelle domande furono accolte, e una dozzina di nuovi soci vennero inscritti nella matricola sociale. 
Il nuovo direttore gongolava dalla gioia al veder crescere la società, s'aspettava ogni bene, e quindi mieteva un plauso generale. Ma chè? arrivata la notizia al lontano parroco, questi, più pratico delle cose, subito s'avvide dello sproposito fatto e ne scrisse al nuovo direttore una tal paternale che metà sarebbe stata sufficiente. Il buon uomo aprì gli occhi e stette attento alle istruzioni ricevute, e ben tosto venne egli ad intendere che accettando quegli individui aveva fatto più male che bene. Una settimana dopo p. e. un socio de' più stimati del paese, con scuse non del tutto esaurienti, diede la sua disdetta di socio. Ecco, gli scrisse il parroco, un primo effetto del vostro procedere poco prudente; i veri galantuomini fuggono dalla compagnia dei poco buoni e degli imbroglioni. Un mese dopo si tiene un' adunanza generale e gli ultimi venuti avanzarono delle proposte che a mala pena il buon senso di tutti fece a stento cadere. Ecco, gli scriveva il paroco, un altro effetto della vostra accettazione frettolosa in favore di gente sulla quale non bisogna fidare. Fortuna, ripeto, che gli avvisi del buon prete giunsero a tempo per scongiurare il pericolo; la porta della società fu tenuta tosto chiusa agli indegni, altrimenti il patratrach era vicino. 
Dunque pochi ma buoni; pochi ma bene intenzionati, pochi ma galantuomini a tutta prova devono essere i soci delle nostre unioni. Queste saranno quelle pietre che faran durare l'edificio anni ed anni, questo quel materiale bene scelto che unito dal cemento buono e posato sul vero fondamento renderà solide per un lontano futuro le nostre rurali associazioni. 
Per finire. 
Un dialogo sentito colle sue proprie orecchie da D. Mentore. 
Nane. Che cosa vuol dire quell'inscrizione là in alto sotto la finestra del signor Don Mentore? 
Gigio. Non sai? Abbiamo anche noi la nostra Cassa rurale e fa del gran bene al paese. 
Nane. Oh! guarda! Quando sono andato in America sei anni fa, non si sapeva niente di casse rurali, so che c'era una Cassa a Rovereto, una a Trento, ma nei paesi più alti di montagna come il nostro, neppur si sognava di queste cose. 
Gigio. Devi poi sapere che vi sono, oltre alle Casse rurali, anche le Famiglie Cooperative che tengono i loro magazzini dove c'è tutto il necessario per vivere ed a buoni prezzi... 
Nane. Tutta sta roba? Son due giorni che sono ritornato dall'America e mia moglie non mi ha detto ancora niente di tutto ciò. 
Gigio. Delle Casse rurali ve ne sonno tre o quattro che funzionano, dei magazzini poi ce ne sono già sette nelle nostre Giudicarie ed altrettanti in altri paesi, e il nostro D. Mentore mi diceva che se ne stanno impiantando altri ancora, in modo che in brevi anni ce ne saranno dappertutto. 
Nane. E a queste società si può prender parte tutti? C’è interesse a farlo? Ci sei dentro tu? 
Gigio. Io mi son fatto socio subito, tanto quì nella Cassa rurale, quanto nella Famiglia Cooperativa e l’interesse l’ho trovato subito e grande. 
Nane. Allora vado a farmi socio subito anch’io… 
Gigio. Piano Nane; non tutti si accettano per soci veh! Bisogna essere galantuomini; bisogna aver buon credito, cioè un buon nome: non essere un tanto piglia tanto mazza; infatti, mi capisci… e poi bisogna farne domanda; questa domanda passa in esame sotto la Direzione e se trova le buone qualità, la si accetta, se no viene rifiutata. 
Nane. E s’io facessi questa domanda potrei essere accettato? È vero che prima di andare in America, era un mezzo balandra e a dirti il vero neppure in America non ho fatto del tutto giudizio… ma… 
Gigio. Ascolta, Nane; non arrischiarti a fare la domanda adesso; fa prima giudizio dal tutto; mettiti di schiena al lavoro che ce n’è qui quanto vuoi; lascia quella maledetta bettola e poi ti assicuro che ti accetteranno di certo. 
Nane. Per bacco voglio fartela vedere, e birba chi manca. 
Gigio. Bravo: mettiti da senno, e noi non ti rifiuteremo. 
Don Mentore.

giovedì 20 aprile 2017

Don Mentore ai lettori

Almanacco Agrario pel 1894, pp. 159-168
Articolo di don Guetti sull'Almanacco Agrario pel 1894 in cui descrive i vantaggi riguardanti l'unirsi in Famiglie Cooperative e Casse Rurali portando gli esempi di quelle già esistenti. Nella seconda parte fa riferimento al mercato dei bachi da seta riportando le sue osservazioni per ottenere maggior profitto nella vendita dei bozzoli.

Vedete che cosa vuol dire essere nemici dell' ozio! Volano i giorni, i mesi, gli anni, come fossero ore. L'anno scorso promisi ai buoni lettori dell'Almanacco agrario di preparar loro qualche cosa di più e con più sugo, e siamo ormai vicini alla fine di settembre senza che mi sia venuto nemmeno il pensiero di mettere un po' di nero sul bianco! Ci volle proprio il pungiglione del proto, che con poca grazia ci viene avvertire esser tempo di mettere assieme alcunché anche pel futuro anno che sta alle porte. Dunque, lasciamo lì altre cose, e veniamo a voi, vecchi e pazienti amici. Prima però di scribacchiare queste chiacchiere, permettetemi che vi auguri dal fondo del cuore, ed a nome dei soci compilatori, l' anno di grazia 1894 prospero e felice e proprio tale quale voi l'augurate a noi. 
Uniamoci. 
Nel 1891, tra il resto, raccomandava al nostro contadino di unirsi in società per migliorare moralmente e materialmente la sua posizione sociale, giacché rimanendo egli isolato non potea a meno di essere sempre la solita vittima del più furbo, o peggio dell' affarismo collegato a suo danno. 
Tra i modi di unione che veniva suggerendo, metteva tra i primi le Casse rurali per prestiti e risparmio, e le Società cooperative di acquisto e smercio. 
Quelle mie parole non caddero nel vuoto, e se non da per tutto, in Giudicarie prima, ed ora in altri luoghi si tradussero felicemente in pratica. 
Nel 1891 veniva istituito a S. Croce un Consorzio cooperativo di acquisto e smercio di generi di prima e più comune necessità; nel dicembre 1892 veniva fondata a Quadra la prima Cassa rurale di prestiti e risparmio, e nell' anno 1893 fino al momento che scrivo vennero iscritti nei pubblici registri, e vivono felicemente d'una vita prospera e promettente altre numerose consorelle cioè: La Società cooperativa rurale di Pieve di Bono con sede a Creto; la Famiglia cooperatira di Lomaso con sede a Vigo; la Famiglia cooperatina di Roncone con sede pure in Roncone; la Famiglia cooperativa di Romarzollo con sede in Chiarano; la Famiglia cooperativa di S. Lorenzo con sede ivi; e finalmente la Famiglia cooperativa d' Oltresarca con sede in Bolognano
Sono dunque società di cooperazione rurale nate e che progrediscono appunto per causa delle chiacchiere di D. Mentore. Vedete che non è sempre male essere chiacchieroni, se si ottengono simili fortunate conseguenze! Voi forse credete che me ne insuperbisca ovvero sia contento di tanto esito, ma no, sono indiscreto, e non posso essere contento finché in tutto il nostro caro Trentino non vedrò estesa questa salutare cooperazione. 
Ripeto ancora quello che dissi nel 1891. In ogni paesello ben amministrato non dovrebbero mancare oltre la Chiesa e la Scuola, anche la Cassa rurale e la Famiglia cooperativa. 
La Cassa rurale serve prima di tutto a insinuare perfino nella tenera gioventù l'amore al risparmio, e poi ci prepara nelle critiche circostanze della vita pronto quel denaro che ci occorre nei più urgenti bisogni, senza cadere fra le unghie dell'usuraio e senza dover ascendere ripetutamente tante scale più o meno signorili. 
La Famiglia cooperativa poi ci porta in paese al minor costo possibile que' generi di cui abbisogniamo per vivere, e più ancora essa procura di smerciare col maggior vantaggio quel poco di derrate od altro che avessimo in più. 
Lo so, l' idea felice è entrata ormai in testa a tutti i nostri contadini, e da tante parti corrono a D. Mentore perché venga in loro aiuto per realizzarla nel loro paese. Ma capirete anche voi che il dono dell'onnipresenza od almeno della bilocazione da Domine Iddio non si concesse che rare volte a qualche gran santo, ed io, lo dico subito, santo non sono, ma semplice mortale, che lavora e scrive però coll'intenzione buona di esserlo almeno un giorno, quando piacerà a Lui di toglierlo da queste miserie umane. Quindi per tutti coloro, che avessero bisogno di me, vi possono supplire benissimo gli statuti di queste società già stampati sull'Almanacco e nel Bollettino del Consiglio prov. d'Agricoltura ed in parte dilucidate da altre chiacchiere stampate sulla Famiglia Cristiana e tirate in opuscolo vendibile presso il Consorzio agrario distrettuale di S. Croce, dalla Presidenza del quale si potranno avere in ogni tempo risposte ed istruzioni che fossero necessarie in ogni caso eventuale. Che si vuole di più? Basta adunque che in qualche luogo o paese vi sieno dei bene intenzionati e capaci di sacrificarsi pel pubblico benessere e la cosa è subito fatta. 
Il nostro contadino però cammina sempre coi piedi di piombo, e non fa primavera alla prima rondine che vede; ed io gli do piena ragione ; so però che si piega quando vede numerosi fatti che parlano e quindi, lasciando le parole che sono femmine, veniamo ai fatti che son maschi. 
La Cassa rurale di prestiti e risparmio di Quadra ebbe vita alla metà di dicembre 1892 e si costituì con soli 18 soci, che pagarono la tassa sociale accessibile ad ogni borsa di fiorini uno. La garanzia però che dà il socio è illimitata, e quindi di tutto il suo avere, cosa necessaria allo scopo, ma che in pratica non deve spaventare nissuno, come non spaventa niente affatto i 40 e più soci che conta al presente. 
Il paese di Quadra, per chi nol sapesse, è composto di 4 frazioni che formano in tutto 820 anime, ed abitato da soli contadini tutti occupati nel cercare il miglior modo di arrivare a S. Silvestro con minor brutta figura possibile. Dunque non vi sono nè grossi capitalisti, nè grossi proprietari, tutt'altro. Ebbene; fu istituita la Cassa rurale di prestiti e risparmio, e se questa da principio ebbe bisogno di capitali, avuti graziosamente dalla Cassa di risparmio di Trento; ora vive e prospera da sè, ed il bilancio assunto al 31 agosto segna queste cifre eloquenti:



Dunque in meno di 9 mesi sono entrati in cassa fiorini 6421.59 ½ ossia Corone 12843.19 delle quali furono mutuate regolarmente ai soci 4881 con altre in conto corrente per 1682.16. 
I denari capitalizzati fin qui si limitano a basse cifre; il massimo a Cor. 600, il minimo a Cor. 40; in media Cor. 200. I depositi variano dalla poche Corone dei ragazzi, al maggior deposito di Corone 500. 
Sopra 50 libretti a risparmio, se ne trovano 10 di teneri capitalisti che ebbero principio con Cor. 1 o meno, ed ora contano chi 5, chi 8, chi 15 Corone di deposito. I denarucci destinati alle ghiottonerie, al giuoco delle buche, del sassetto, e delle croci e parole, passarono al sicuro e concorrono a sollevare le miserie del popolano bisognoso e socio della Cassa rurale. 
Ora quello che si fece a Quadra, non può esser fatto e meglio in tanti altri luoghi, anzi nella maggior parte dei luoghi del Trentino? Bando dunque all'inerzia, all'indifferenza, ai timori, avanti con coraggio sulla via del vero benessere; chi s'aiuta Iddio l'aiuta, e la Cassa rurale faccia una fortunata triplice in ogni paese ove v'è una Chiesa ed una Scuola. 
Il nostro contadino sembra nutrire più simpatie pella Società di cooperazione di acquisto e smercio che per le Casse rurali; e ciò forse perché tocca con mano subito il vantaggio delle prime più che delle seconde. Però Don Mentore, sebbene amico di tutte, preferisce le Casse rurali, perché queste devono preparare la via a quelle. Anzi le Casse rurali sono chiamate in modo speciale ad aiutare le Famiglie cooperative, imperocchè a queste si possono passare con buon frutto que' denari che sovrabbondassero ai mutui chiesti dai soci e depositati nelle Casse rurali. 
Ad ogni modo però una o l'altra di queste associazioni rurali non dovrebbe mancare giammai in ogni parocchia almeno. Le difficoltà dell'impianto sono assai minori pelle Casse rurali, che per le Famiglie cooperative. Basta che una persona istruita, come sarebbe il curato del luogo, il maestro della scuola, il segretario comunale, od altri qualsiasi di buona volontà e condotta morale prenda l'iniziativa, legga e rilegga gli statuti e l'opuscolo della Cooperazione rurale, e se desidera ancora faccia una visita alla Cassa esistente in Quadra, e tosto la cosa si incamminerà alla fortunata meta. 
Si temeva che questa specie di cooperazione rurale, le Casse a sistema Raiffeisen, non facesse buona prova da noi, ma il fatto ora dimostra il contrario, e bastò l' iniziativa di una sola persona per provare che quello che succede a buon profitto altrove, può riuscire anche da noi. 
Quello che superò poi l'aspettativa fu ed è il movimento frettoloso avvenuto specialmente quest'anno nella fondazione delle Società cooperative per smercio ed acquisto, e che ora con bel nome noi chiameremo «Le Famiglie cooperative». 
Queste, come si disse, sono ora 8; due di recentissima istituzione le altre già incamminate nei loro prosperi affari. 
La prima società di questo genere, il Consorzio cooperativo di S. Croce, fu la scintilla a tanto incendio. Col pubblicare trimestralmente da principio, poscia ogni sei mesi, lo stato della azienda ed il resoconto, giovò assai a persuadere i nostri agricoltori dei vantaggi di questa cooperazione. 
Il riportare di nuovo sull'Almanacco quelle cifre eloquenti non sarà inutile, anzi un argomento dei più convincenti. 
Eccomi quindi pronto a farlo di buona voglia.

Sull'esempio della sorella più anziana camminano con pari passo le altre sorelle più giovani delle quali nissuna ha uno smercio minore di fiorini mille al mese. 
Fino a questo momento siamo in caso di esporre il risultato di quelle soltanto che ebbero principio nel corso del primo semestre del corrente anno. Eccone i buoni risultati. 

A simili risultati, non v'ha dubbio, arriveranno anche le altre quattro sorelle or ora nate. Intanto nelle sole Giudicarie abbiamo 617 famiglie unite in società per acquistare al minor costo possibile i generi loro necessari alla vita e per smerciare col miglior vantaggio quelle derrate che loro sovrabbondassero. Altre famiglie sono ora associate mediante la Famiglia cooperativa di S. Lorenzo in Banale, e speriamo che nel bel numero presto si vedranno ancor quelle di Tione e di Rendena.
Anche i contadini della Conca d' oro del Trentino, l'Archese, si mossero numerosi di quà e di là del Sarca e si affratellarono in due Famiglie con sede a Chiarano ed a Bolognano. Questi sono esempi che non hanno bisogno di altre parole per essere ovunque imitati, e quindi, concludendo, dirò a tutti i contadini delle nostre vallate, se questi e quelli poterono far tanto e perché non lo potrete voi altri ancora? Tutto sta nel volere, perché anche qui vale il detto volere è potere. Il vostro D. Mentore, che ormai va invecchiando, per quanto potrà nella sua pochezza, non mancherà di aiutare i volonterosi, e nel caso concreto, ove occorresse, presterà ben di buon grado la sua mano o la sua parola, sperando così far del bene duraturo a questo buon popolo e meritarsi poi un piccolo posto in paradiso. Dunque uniamoci per Dio e per la patria, e avanti! 
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Avevo già chiusa la mia chiacchierata per quest'anno, quando i miei soliti amici seccatori vollero che vi aggiunga ancora una coda sopra un'altra vertenza di palpitante attualità. Vogliono cioè che dica due parole sul modo di regolare in miglior maniera il nostro mercato de' bozzoli, il quale com'è al presente si presenta assai disastroso ai producenti. Dirò anche qui adunque netta e schietta la mia parola, senza pretesa di voler far valere la mia opinione. 
Non v'ha dubbio, anzitutto, sull'importanza della coltura del baco da seta qui da noi. Essa si presenta ancora un buon cespite d' entrata tantopiù, inquantochè cade in un' epoca in cui il nostro popolo non saprebbe come altrimenti mettere assieme quattro soldi. Ogni anno va maggiormente divulgandosi e progredendo la bachicoltura, specialmente per quel che riguarda le razze classiche; soltanto in questi due ultimi anni però abbiamo potuto constatare che nella gran maggioranza dominarono qui da noi buoni incroci, con molte partite bellissime di pure razze gialle e bianche. Anche il filandiere fa più buon occhio a quest'ultime e ne aumenta d'assai il prezzo. Ma ad onta di ciò non si vede ancora quel progresso parallelo della buona qualità del bozzolo e del suo relativo prezzo in generale. In certe vallate poi il mercato bozzoli è lasciato affatto in balìa dei pochi acquirenti, che previamente si abboccano, si combinano e congiurano a tutto danno del producente. 
È inutile qui venire a fatti specializzati, chè il lettore per esperienza ne avrà alla mano in quantità. Ora si tratta di porre un rimedio a questo disordine e in maniera equa da poter contentare ambedue le parti. Ove sono possibili i mercati de' bozzoli la cosa si combina da sé; da noi ciò è per lo meno impossibile, generalmente parlando, ed al presente; dunque bisogna cercare altro modo attuabile. Questo si presenta benissimo per mezzo della cooperazione. Le Famiglie cooperative lo possono fare a mezzo dei loro statuti; qualcuna ha tentato già di farlo, e ne ebbe un buon esito; ma assai meglio la faccenda può riuscire se l'affare viene diretto dal Consiglio provinciale d' agricoltura e dai rispettivi Consorzi agrari distrettuali. Il Consiglio fino a qui, e giustamente, pose sua cura speciale nel preparare buon seme-bachi, ed ora che sta per ultimarsi l'Istituto bacologico, ne potrà confezionare anche in maggior quantità; ma la sua cura e premura non deve ora fermarsi a questo solo, deve ancora estenderla al modo di smerciare a giusto prezzo que' bozzoli che il contadino ricava da questo seme. Quando il bachicoltore sa in precedenza che il Consiglio di agricoltura e rispettivamente il Consorzio agrario distrettuale si prende a cura lo smercio de' bozzoli che si otterranno dal seme distribuito dallo stesso Consiglio, non solo preferirà di farne provvista presso di lui, ma con più amore e cura ne farà la coltivazione per poter stare alla portata di averne quel prezzo che verrebbe fissato poscia secondo la qualità. 
Giacché, è bene lo sappia l' allevatore, non tutti i prodotti in bozzoli provenienti dal medesimo seme sono eguali e degni quindi del medesimo prezzo, ma solo lo saranno quelli che furono ottenuti applicando tutte le norme prescritte per un razionale allevamento. Ancora; la qualità della seta varia in bontà dalle differenti posizioni topografiche, e se quella alla pianura ed in paesi solatii e caldi riesce più morbida e gentile, quella al monte od in paesi più freschi mantiensi più ruvida e quindi eguale non potrà esserne il prezzo de' bozzoli. La differenza però non può essere grande, e non sempre eguale ogni anno, perché si muta giusta il procedere delle stagioni, e quindi anche i relativi prezzi dovrebbero variare di tanto. Questo divario verrebbe di anno in anno eruito dalle prove da farsi alla filanda da persone competenti e disinteressate le quali assieme poi al Consiglio provinciale formerebbero i relativi prezzi. Ciò premesso ecco la mia proposta: 
Il Consiglio provinciale d' agricoltura, Sezione di Trento, giusta la qualità de' bozzoli consegnati a mezzo dei rispettivi Consorzi o Società cooperative, ne stabilisce il prezzo, e ne procura lo smercio sia presso i filandieri indigeni, che eventualmente all'estero; ed inizia intanto l'importante azienda coi prodotti avuti dal seme da esso confezionato e distribuito ancora nella campagna bacologica 1894. 
Sarà questo un pio desiderio od una bella realtà? Un non lontano avvenire ce lo dirà; noi confidiamo nel patriottismo e nella provata attività delle persone benemerite che presiedono al Consiglio, ed alla testa dei nostri Consorzi agrari distr. e siamo sicuri che le nostre speranze si adempiranno e con ciò si renderà ben più felice l'anno di salute 1894 di fronte ai testè passati. 
Non si facciano le meraviglie, i buoni lettori, se D. Mentore, sebbene sacerdote, si framette in queste cose materiali, come quelle che facessero a calci alla sua missione. Altro è il pensare, il parlare ed il trattare di queste cose con troppo calore da anteporle ai propri doveri, altro è il concorrere al maggior benessere del popolo anche dal lato materiale, per promuovere il bene comune in generale o quello religioso in particolare. E vi posso dire che colle società cooperative fondate con lo spirito del Vangelo, quali sono le nostre, questo si vantaggia assai; e perciò credo appuntino di ubbidire al detto di S. Gregorio Magno il quale osservava «che certamente la sollecitudine delle cose interne, non ci deve fare abbandonare la provvidenza delle esterne; specialmente quando si tratta della difesa della religione o del bene pubblico, non bisogna trasandare que' mezzi, quegli aiuti che le circostanze di tempo e di luogo possono offrire». 
Dunque anche qui avanti senza timori di sorta ; la nostra bandiera su cui sta scritto Dio e Patria deve essere la nostra salvezza.
D. Mentore. 

Mentre le bozze stavano per essere definitivamente passate al proto per la stampa, Don Mentore ci partecipa che ancora entro l' anno vedranno la luce due altre Casse rurali di prestito e risparmio e precisamente una in Fiavè e l'altra in Roncone in Giudicarie. Bravi i nostri gindicariesi; sempre nelle prime file per Iddio e per la Patria! Imitiamone tutti l' esempio. (Nota della Redazione).